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Tragedia del Mottarone, la Cassazione rigetta il tribunale del Riesame (ma dà - Mantova Futura

Tragedia del Mottarone, la Cassazione rigetta il tribunale del Riesame (ma dà


La Cassazione condivide l’impianto accusatorio della procura di Verbania, all’interno del procedimento sulla tragedia della funivia del Mottarone, in cui il 23 maggio 2021 morirono 14 persone – una famiglia di origine israeliana di 5 persone che viveva a Pavia e 9 italiani -, e dalla quale solo il piccolo Eitan Biran di 5 anni riuscì miracolosamente a salvarsi. Ma rimette in libertà i due imputati principali, chiedendo di rivalutare la sentenza.

Secondo la Cassazione Luigi Nerini, proprietario della concessione della funivia del Mottarone, e l’ingegnere Enrico Perocchio, direttore dell’impianto e dipendente della società Leitner, ditta addetta alla manutenzione della cabinovia, erano «consapevoli» delle cattive condizioni della funivia che trasportava i turisti, e non solo loro, da Stresa alla cima del Mottarone. Ricordiamo che, in base alla ricostruzione, la funivia crollò perché una fune cedette e al contempo il meccanismo di sicurezza era stato disinnescato con dei forchettoni. Essendo mal funzionante, causava fermate brusche durante il tragitto e i proprietari decisero di inibirlo. La Cassazione concorda sulla ricostruzione, parlando di «rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e per omicidio colposo plurimo».

Gli “ermellini” tuttavia individuano due errori procedurali compiuti dal tribunale del Riesame di Torino nell’ordinanza che il 28 settembre 2021 ha messo i due imputati agli arresti domiciliari. Il primo si riferisce alla mancata acquisizione di una memoria difensiva di Nerini; il secondo alla necessità di valutare se per Perocchio sia sufficiente inibirlo temporaneamente dalla professione come unica misura cautelare. Quindi i due tornano in libertà per il momento, e poi il tribunale riesaminerà il caso sulla base delle indicazioni della Cassazione.

Scrivono i giudici anche che ci sono «convergenti emergenze istruttorie che attestano, per un verso che Enrico Perocchio, pienamente consapevole al pari di Luigi Nerini, del problema manifestatosi e della necessità che, in assenza di un radicale intervento di manutenzione, l’impianto funzionasse con il freno di emergenza disinserito».

Perrocchio inoltre «ha espressamente avallato questo incauto modus operandi». Inoltre «i tragici fatti del 23 maggio 2021 hanno interessato una realtà aziendale che aveva già fatto i conti, in passato, con il conflitto tra le esigenze della sicurezza e quelle di natura economica», scrivono infatti i supremi giudici nella loro sentenza di 26 pagine.



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