La grande magra del Po ferma le centrali termoelettriche



Non soltanto le idroelettriche. La grande magra del Po sta mettendo sete anche alle centrali termoelettriche, quelle che hanno bisogno di bere l’acqua a tonnellate per raffreddare i condensatori del vapore e la restituiscono subito dopo al fiume, intiepidita. Tiravano su sabbia invece di acqua fresca, e si sono fermate le grandi centrali termoelettriche di Moncalieri (Torino, Iren), Sermide (Mantova, A2A), alcuni dei gruppi di Ostiglia (Mantova, Ep) per circa 2.400 megawatt in meno. E cominciano a tossire tosse secca Piacenza (A2A), La Casella (Piacenza, Enel), Chivasso (Torino, A2A), Turbigo (Milano, Iren), Tavazzano (lodi, Ep) per circa 4.800 megawatt. Tutte centrali che, ferme senza dichiarazione d’emergenza, restano esposte anche ai contenziosi contrattuali.

L’IMPATTO SULLE CENTRALI

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Tutte le maggiori le aziende elettriche ricevono da Terna l’ordine di riavviare qualsiasi impianto di generazione di corrente, anche quelli marginali, vecchi, inattivi. Si stanno preparando a riaccendersi e a digerire carbone a tonnellate le centrali di Venezia Fusina (Enel), La Spezia (Enel), Monfalcone (A2A).

Bisognerà affrontare con la raucedine elettrica il mese di luglio, quello in cui gli italiani consumano più corrente elettrica, in coincidenza con i le bizze di Mosca e con la fermata per manutenzione di sicurezza per 28 dei 56 reattori nucleari francesi, la ruota di scorta dell’Europa elettrica.

Bacini idroelettrici svuotati

I numeri. Martedì Terna ha diffuso i dati relativi a maggio. Il mese scorso l’energia prodotta dalle centrali idroelettriche è salita a 3,32 miliardi di chilowattora, quasi il doppio rispetto ad aprile. E si sono vuotati i bacini, mezzo vuoti al 38,5%, e riempimento bassissimo in Alta Italia, appena il 25,2%. Le nevi si sono sciolte con un mese d’anticipo e la loro acqua è già passata veloce nelle turbine idroelettriche, scivolando nel letto rinsecchito del Po fino all’Adriatico. Le Regioni hanno chiesto alle società elettriche di lasciar andare un po’ d’acqua per dissetare gli agricoltori, ma anticipare al mese di giugno la produzione idroelettrica significa anche rimanere senza scorte per l’estate piena.

Ci sono indicazioni ancora approssimative per giugno: nelle prime due settimane la produzione idroelettrica crolla del 39% rispetto al giugno 2021.



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