I cani rilevano la covid meglio dei tamponi



I cani sono più efficaci e rapidi anche dei test PCR nel rilevare la covid: lo conferma uno studio più vasto dei precedenti, che ha coinvolto 355 volontari e cani addestrati provenienti da caserme dei pompieri francesi e dal Ministero dell’Interno degli Emirati Arabi. Secondo i ricercatori, i nostri amici a quattro zampe potrebbero aiutare ad eseguire screening di massa nella popolazione in modo più veloce e meno invasivo dei test nasali attualmente utilizzati. I risultati dello studio sono stati pubblicati su PLOS ONE.

Meglio dei tamponi. Gli studiosi hanno addestrato diversi cani ad annusare dei campioni di sudore umano, prelevato da diverse parti del corpo, e a sedersi quando percepivano la presenza del coronavirus. Su 355 volontari, 192 sono stati riconosciuti come positivi dai cani, 31 dei quali erano totalmente asintomatici. Il fiuto dei cani è stato preciso al 97% nel riconoscere le persone già positive, e addirittura al 100% nell’individuare gli asintomatici (o presintomatici). «Uno dei principali vantaggi dell’utilizzare i cani invece dei test è il fatto che il risultato del fiuto è immediato», sottolinea Kenneth Furton, chimico forense alla Florida International University di Miami che non ha preso parte allo studio.

Fiuto da covid. Gli studiosi non sanno che cosa fiutino esattamente i cani nelle persone affette da covid: potrebbe non essere un’unica sostanza chimica presente nel sudore degli ammalati, ma piuttosto un insieme di diversi aromi i cui livelli salgono e scendono in modo costante. «Non esiste un “profumo al covid”», commenta ironicamente Cynthia Otto, direttrice del centro cinofilo della University of Pennsylvania School of Veterinary Medicine.

Alcuni svantaggi. L’addestramento, simile a quello dei cani antiesplosivo, dura dalle tre alle sei settimane, in base all’esperienza dell’animale: questo, insieme alla mancanza di cani già addestrati a individuare la presenza di esplosivi (e quindi più rapidi nell’apprendimento) è uno dei principali svantaggi dell’uso di questi animali come “sensori biologici” per lo screening di massa. Un altro possibile problema, conclude Otto, è che «un cane che dà buoni risultati in laboratorio potrebbe non darne di ugualmente buoni fuori dal laboratorio, in mezzo alla gente».



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