Raccolgono erbe per la medicina cinese nel parco di Villa Litta: fermate e



Quando le hanno fermate avevano i rami di gelso in mano che avevano appena raccolto per fare tisane. Una tradizione in Cina, dove le foglie della pianta vengono considerate un’erba medicinale. Così come, racconta Francesco Wu, presidente onorario dell’Unione imprenditori Italia-Cina e membro del direttivo di Confcommercio Milano, “in Cina è una pratica comune raccogliere erbe nei boschi e nei parchi”. Non a Milano, nel parco di Villa Litta ad Affori però. E adesso, per quella passeggiata, due donne – parenti dello stesso Wu, che ha denunciato il fatto sui social – rischiano più di un problema. E il male minore potrebbe essere la multa di 50 euro che hanno avuto per “danno al patrimonio verde”.

Tutto inizia lo scorso 2 maggio quando, spiega Wu in un lungo post sul suo profilo Facebook scritto “a titolo personale”, “una mia zia e un’altra parente sono andate verso le 17 al parco Villa Litta ad Affori a raccogliere delle erbe medicinali che usano per fare delle tisane. Questa erba è la foglia di gelso, che mangia il baco da seta”. La normalità in Cina. Ma non a Milano. Le donne, prosegue, “non sapevano che fosse vietato anche perché so che in alcuni parchi come il Lambro è possibile farlo”. Ma che cosa è successo? L’imprenditore dice di riportare quello che gli è stato raccontato e che a sua volta ha capito: “Dopo pochi minuti vengono fotografate, e molto probabilmente sono state segnalate da qualcuno molto zelante alle forze dell’ordine, che in pochissimo minuti arrivano, le multano per aver causato ‘danno al patrimonio verde’”.

I guai però sono solo all’inizio. Le donne, “spaventate e incredule”, non sanno parlare l’italiano e soprattutto in quel momento non hanno i documenti da mostrare ai vigili che sono intervenuti. E’ ancora Wu a spiegare: “Per gli extracomunitari c’è l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno, che molti però non portano con sè per paura di perdere il documento che molto spesso è arrivato dopo tanta fatica tra file e requisiti vari”. La polizia locale “le porta via” e “sequestra per diverse ore i cellulari”. In questo modo, “non possono avvisare neanche i parenti che fino all’1 di mattina spaventati quasi fanno denuncia di smarrimento”.

Qui il racconto di quanto accaduto diventa confuso, ma la difficoltà di comunicazione complica tutto. E, è l’ipotesi, persino lo scuotere la testa perché non si capisce potrebbe essere stato interpretato con la “non volontà di comunicare le generalità”. Il primo sfogo di Wu: “Ma un traduttore al volo non c’è nella Milano del 2022?”. Il risultato, comunque è che le donne “rischiano un procedimento penale, 2mila euro di multa, fino ad 1 anno di carcere per mancanza di documentazione. Ci saranno cause e avvocati per dimostrare che erano in buona fede”.

L’imprenditore se la prende anche con le parenti “perché non hanno portato i documenti e perché non hanno avvisato subito mentre erano sulla macchina della polizia locale quando erano ancora in possesso del cellulare”. Ma tutto quello che è avvenuto, denuncia, gli sembra “assurdo. Quanto zelo da parte della polizia locale”.

Tra i commenti che si sono moltiplicati sotto al post, c’è…



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